Grecia e mercati finanziari – Analisi dei mercati 20 Aprile 2015

Analisi dei Mercati 20 aprile 2015

Il quadro generale

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  • Grecia: ultimo atto? Pare che l’ultimo atto della tragedia greca si stia avvicinando rapidamente. Esponenti della finanza, citati da Reuters, hanno affermato che la Grecia dovrà impiegare tutte le rimanenti riserve di liquidità per il settore pubblico – un totale di 2 miliardi di euro – al fine di pagare gli stipendi degli impiegati statali e le pensioni alla fine del mese. Ciò esaurisce le risorse necessarie a ripagare il Fmi o a rifinanziare i buoni del Tesoro in scadenza a maggio.
  • Nel fine settimana, secondo il New York Times (Nyt), alti funzionari dell’Ue hanno affermato che, nonostante la terribile situazione debitoria della Grecia, continuavano a credere nel raggiungimento di un accordo. Tuttavia difficile vedere i contorni di un accordo. “Ancora non disponiamo di un piano completo, dettagliato”, ha affermato uno dei creditori più importanti della Grecia. “In più, i conti proprio non tornano.”
  • Poche settimane fa i mercati erano stati rassicurati dal viaggio a Washington di Varoufakis, ministro delle Finanze della Grecia, per incontrare la Presidente del Fmi, Lagarde. Allora, Varoufakis aveva pubblicamente affermato che la Grecia era intenzionata a onorare i suoi impegni. Tale dichiarazione era stata considerata come un impegno della Grecia a compiere tutto il necessario per pagare il Fmi e, conseguentemente, per evitare un fallimento ufficiale. Tuttavia secondo il New York Times in privato Varoufakis avrebbe detto ai suoi colleghi a Washington di aver appositamente impiegato l’espressione “era intenzionata” in luogo di “voleva” a significare la possibilità che il governo greco non ripaghi prestiti.
  • Nella giornata di ieri, il vice primo ministro greco, Yiannis Dragasakis, ha rifiutato di escludere la possibilità di nuove elezioni o di un referendum qualora i colloqui con i creditori dovessero restare in una situazione di stallo. Per quanto ci riguarda, riteniamo che questo possa essere il risultato più probabile. Il governo è intrappolato in un “terzetto inconciliabile” in cui cerca di ottenere tre risultati, di cui solo uno è possibile; rinegoziare il debito, rimanere nell’euro e restare in carica. A nostro parere, l’unica soluzione praticabile è assemblare una proposta che soddisfi le condizioni dei creditori, presentarla agli elettori e chiedere loro cosa preferiscano: queste misure o uscire dall’euro?
  • Secondo il quotidiano greco Kathimerini, “A questo punto, il governo pare che stia provando a prendere più tempo per i negoziati mobilitando tutte le risorse disponibili. Alcuni sostengono che l’obiettivo possa essere includere le riforme lasciate in sospeso in un nuovo e più attraente accordo, che contenga misure di cancellazione del debito. Il governo potrebbe, poi, sottoporre questo accordo al sindacato popolare mediante un referendum o, addirittura, indire nuove elezioni. Nel complesso, la strategia del governo non è chiara né al mercato né ad altri.”
  • A ogni modo, è chiaro che le difficoltà della Grecia stiano iniziando a ripercuotersi sugli altri mercati. Nella giornata di venerdì, il DAX ha perso il 2,6% con i titoli bancari greci che continuavano a crollare. Precedentemente questi titoli non erano così alti e hanno perso il 20% soltanto durante la scorsa settimana! Il problema è che l’ampia riduzione dei depositi nelle banche greche (scesi di 25,4 miliardi di euro o del 14,3% negli ultimi tre mesi) è stata in realtà finanziata dalle altre banche centrali dell’Eurozona attraverso il sistema di pagamento della Bce e, nei loro bilanci, costituisce un’attività sempre più consistente. Qualora la Grecia uscisse dall’Eurozona, oltre all’esposizione della Bce ai titoli greci, si deve valutare che questa attività verrebbe svalutata. In altre parole, vi sarebbero decisamente ripercussioni in tutta l’Eurozona. Pertanto, ci aspettiamo che, in questa settimana, la questione greca rappresenti per i mercati uno dei temi principali.

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  • La Banca Popolare Cinese taglia il coefficiente di riserva Durante il fine settimana, la Banca Poloare Cinese (Bpc) ha ridotto il coefficiente di riserva per la seconda volta nel corso dell’anno. La mossa non deve sorprendere, dato il rallentamento dell’economia. Inoltre, una delle ragioni principali per cui la Cina ha un coefficiente di riserva talmente elevato (ora pari al 18,5%) è rappresentata dalla necessità di sterilizzare le operazioni del paese sul mercato FX. Tuttavia, ora che la Cina non sta più intervenendo per indebolire la propria valuta, questa sterilizzazione è meno necessaria. Alla diffusione della notizia, AUD si è mosso in rialzo, ma, a nostro parere, la manovra rappresenta una reazione a un rallentamento già avvenuto e non il presagio di una futura crescita più elevata. La timida risposta del mercato azionario (in rialzo dell’1%) suggerisce, infine, che gli investitori interni sono felici, ma non soddisfatti. A nostro parere è probabile che l’apprezzamento di AUD si dimostri esclusivamente temporaneo.
  • In Nuova Zelanda, l’inflazione cala notevolmente In Nuova Zelanda, i prezzi sono scesi a un ritmo accelerato su base trimestrale in T1 e sono rimasti quasi invariati su base annuale. A ogni modo, l’impatto sulla valuta è stato minimo.
  • I fatti del giorno Per oggi, non sono previsti avvenimenti di particolare importanza. Negli Usa si aspetta un miglioramento dell’indice sull’attività nazionale elaborato dalla Fed di Chicago.
  • A Bruxelles Constancio, membro della Bce, interviene al Parlamento europeo, mentre a New York, il presidente della Fed President Dudley parlerà di economia e politica. Più tardi nel corso della giornata il governatore della Reserve Bank of Australia, Stevens, terrà un discorso a New York.
  • Questa settimana Per la settimana iniziata oggi, l’attenzione principale si concentrerà, teoricamente, sulla riunione dei ministri delle Finanze dell’Eurozona prevista per venerdì prossimo, quando si suppone che i titolari dei dicasteri prendano una decisione sulle proposte di riforma che la Grecia dovrebbe presentare nella giornata di oggi. Tuttavia, poiché è probabile che tale piano non venga inviato, i ministri non avranno niente su cui votare. In ogni caso, i mercati attenderanno di conoscere le loro dichiarazioni sulla situazione, ammesso che ve ne saranno.
  • Per quanto concerne gli indicatori, domani sarà la giornata più importante, con la pubblicazione degli indici dei direttori agli acquisti (Pmi) per il mese di aprile dei principali paesi. Come al solito questi dati rappresentano i primi del mese corrente e, pertanto, sono capaci di impostare il tono generale. In particolare, si aspetta che il Pmi elaborato da HSBC scenda ulteriormente in territorio di contrazione. A seguito dei dati deludenti della produzione industriale cinese per il mese di marzo, un simile esito potrebbe avere effetti negativi su AUD e NZD.
  • Per questa settimana non sono previste riunioni delle banche centrali, ma verranno pubblicati i verbali di due vertici recenti. Domani, la Reserve Bank of Australia diffonderà i verbali della sua ultima riunione del 7 aprile. Grazie a questa documentazione, si otterrà maggiore chiarezza sulla decisione della banca centrale australiana di mantenere il tasso di riferimento al 2,25%, sebbene, nella dichiarazione, sia stato affermato che “nel periodo a venire, ulteriori misure di allentamento potrebbero essere opportune.” Otterremo maggiori indicazioni su quale livello la Rba ritiene più appropriato per il dollaro australiano. Nella giornata di mercoledì, la Banca d’Inghilterra pubblicherà i verbali della sua ultima riunione. Sarà, dunque, interessante notare l’opinione dei membri della Banca ora che l’inflazione è a zero. I verbali della riunione precedente hanno mostrato come due dei nove membri della BoE ritenessero che la decisione di tenere i tassi invariati a marzo fosse “finemente bilanciata,” Che ne penseranno ora?
  • Negli USA, il principale indicatore della settimana è, rappresentato, probabilmente, dagli ordini di beni durevoli per il mese di marzo, che verranno pubblicati nella giornata di mercoledì. Sarà interessante notare se i beni capitali non legati alla difesa, esclusi gli aerei, cui ci si riferisce come “beni durevoli centrali”, siano riusciti ad aumentare dopo il calo subito per sette degli ultimi otto mesi. Una crescita sarebbe, infatti, ritenuta il possibile avvio di una svolta negli investimenti delle imprese e potrebbe essere considerata portatrice di conseguenze decisamente rialziste per il dollaro. Nella giornata di mercoledì saranno pubblicati i dati sulle vendite di case esistenti, mentre giovedì sarà la volta delle abitazioni di nuova costruzione.

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  • Oltre ai Pmi, l’altro importante indicatore dell’Eurozona di questa settimana è rappresentato dall’indagine di Zew per il mese di aprile, che verrà pubblicata domani, e dall’indice Ifo, che verrò diffuso nella giornata di venerdì. Con riguardo all’indagine di Zew gli indici sulla situazione corrente e sulle aspettative sono entrambi aumentati da novembre. Questo potrebbe essere il sesto mese consecutivo di crescita, che confermerebbe il momentum ascendente della ripresa economica in Germania. Tuttavia, anche qualora fosse così, ci aspettiamo che qualsiasi rimbalzo della coppia EUR/USD sia di breve durata e offra rinnovate opportunità di vendita.
  • Nel Regno Unito, l’unico indicatore rilevante per questa settimana è rappresentato dai dati sulle vendite al dettaglio per il mese di marzo, che verranno pubblicati nella giornata di mercoledì. Si aspetta, infatti, che il dato principale mostri un nuovo aumento, sebbene non così elevato come in febbraio. In ogni caso, ci chiediamo ancora se GBP si muova seguendo l’andamento dell’economia o se dipenda dalla preoccupazione per la situazione politica, dato l’approssimarsi delle elezioni.
  • Nella giornata di mercoledì, verranno pubblicati i dati sull’indice dei prezzi al consumo T1 dell’Australia. Oggi, l’indice dei prezzi al consumo della Nuova Zelanda è risultato inferiore alle aspettative, con scarso impatto sul mercato. Ci chiediamo se l’indice dei prezzi al consumo australiano abbia o meno le solite conseguenze.

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