Analisi dei Mercati 27042015

27 aprile 2015

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Analisi dei Mercati 

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  • Gli indicatori Usa deludono ancora una volta Come abbiamo scritto venerdì scorso, gli investitori sono preoccupati dal rallentamento della crescita globale, Stati Uniti inclusi. I tori sul dollaro speravano che il dato dei beni durevoli Usa per il mese di marzo avrebbe smentito questa teoria. Tuttavia, il risultato è stato tanto deludente quanto gli altri dati Usa recentemente diffusi. La figura principale è, infatti, aumentata per gli autoveicoli e i velivoli, ma gli ordini centrali (beni capitali non legati alla difesa) sono calati ancora una volta. Molti economisti di Wall Street hanno, dunque, abbassato le loro previsioni per il Pil T1. Ad esempio, il modello di previsione GdpNow, elaborato dalla Fed di Atlanta, è stato rivisto   rivisto al ribasso di 10 punti base, raggiungendo il +0,1%. È, quindi, probabile che, nel corso di questa settimana, le più deboli previsioni del Pil pesino sul dollaro, specialmente se l’indice della Fed di Dallas, che verrà pubblicato nella giornata di oggi, sarà deludente (vedi sotto). Pare, quindi, che, sulla mappa economica, l’unica soddisfazione sia fornita dall’Europa, ove, in aprile, l’indice Ifo sul clima d’impresa è salito, suggerendo che il debole dato registrato nello stesso mese dall’indice degli ordini dei direttori possa essere stato solamente un caso.
  • Il vertice dell’Eurogruppo non vede progressi con la Grecia Nella giornata di venerdì scorso, i ministri delle Finanze dell’Eurozona si sono riuniti e hanno discusso della Grecia. Com’è andata la riunione? Chiediamolo al ministro delle Finanze di Malta, Edward Scicluna. Il ministro ha detto a Bloomberg: “Descriverei il vertice di oggi come una completa rottura delle comunicazioni con la Grecia.” Per il futuro, il presidente dell’Eurogruppo, Dijsselbloem, ha fatto notare: “Non oserei dire che vi sarà un qualche risultato” sulla Grecia alla prossima riunione dell’Eurogruppo, prevista per l’11 maggio. “Mi pare troppo presto, data l’attuale situazione. Potremmo raggiungerlo, ma comincia a essere teorico.” Interrogato sull’esistenza di un “piano B” per la Grecia nel caso in cui Atene non dovesse riuscire a soddisfare le richieste dei creditori, il ministro delle Finanze tedesco, Schäuble, ha semplicemente risposto: “Non dovete chiedere ai politici responsabili se vi siano delle alternative”, poiché, naturalmente, non possono mai confermarle.
  • Il presidente della Bce, Draghi, ha dichiarato che la Banca Centrale Europea continuerà a fornire liquidità di emergenza alle banche greche finché gli istituti saranno solventi. Tuttavia, le dimensioni dell’haircut sui collaterali greci dovranno essere discusse alla prossima riunione del Consiglio direttivo, prevista per il 6 maggio. Pare, dunque, che la Bce sia, ancora una volta, messa nella posizione di prendere decisioni che i politici eletti non possono prendere. La Banca Centrale Europea potrebbe semplicemente dichiarare che le banche greche sono insolventi e arrestare le forniture e che potrebbe far chiudere il sistema bancario greco. Un simile sviluppo sarebbe simile a quanto accaduto a Cipro. Un’altra possibilità, che inizia a essere più probabile, è che la Bce cominci ad aumentare l’haircut sui collaterali, così limitando l’ammontare dell’Ela che le banche elleniche potrebbero ottenere. Una mossa tale costringerebbe, inoltre, il governo di Atene a dare una risposta, probabilmente includendo i controlli di capitale. Tuttavia, ciò renderebbe più semplice riavviare il sistema finanziario rispetto all’ipotesi della dichiarazione di insolvenza delle banche.
  • Non si deve dimenticare che queste discussioni riguardano la possibilità di concedere ad Atene i restanti 7,2 miliardi di euro dei fondi di salvataggio, dovuti in base agli accordi precedentemente stipulati. Questo ammontare non sarebbe sufficiente a riportare la Grecia su un sentiero sostenibile, poiché, come ricorda spesso il ministro delle Finanze, Varoufakis, non vi è modo in cui la Grecia possa pagare i suoi debiti mentre si trova in recessione.
  • Ripresa dei prezzi del ferro Il prezzo del minerale di ferro esportato dall’Australia in Cina è aumentato del 17% dal minimo raggiunto in data 10 aprile. Tale incremento rappresenta, probabilmente, una delle possibili ragioni sul recente migliore andamento di AUD, sebbene, per certo, la valuta non si sia apprezzata del 17%.

  • I fatti del giorno L’agenda di oggi è relativamente leggera. Nel corso della sessione asiatica non sono stati pubblicati dati di particolare importanza, né è prevista la loro diffusione durante la sessione europea.
  • Negli Usa gli unici indicatori degni di nota a venire pubblicati saranno la versione preliminare dell’indice dei direttori degli acquisti (Pmi) e l’indice della Fed di Dallas riguardanti il settore manifatturiero, entrambi per il mese di aprile. Si attende un aumento dell’indice della Fed di Dallas. Data la dipendenza della regione dall’industria petrolifera, un simile esito sarebbe sufficientemente positivo. L’indice è, infatti, sceso per sei mesi consecutivi. Tuttavia, il recente rimbalzo dei prezzi del petrolio indica che tale sviluppo è possibile.
  • Riguardo agli speaker, intervengono Vitor Constancio, vicepresidente della Bce, e Benoit Coeure, membro del Consiglio direttivo della stessa Banca. In Norvegia, il governatore della banca centrale, Oeystein Olsen, rilascerà delle dichiarazioni.
  • Nel resto della settimana, molte banche centrali terranno le loro riunioni sulla politica monetaria. L’attenzione si concentrerà su mercoledì, quando è prevista la riunione del Comitato federale sul mercato libero (Fomc). In assenza di conferenze stampa o di nuove previsioni al vertice di mercoledì, l’attenzione sarà riservata alla dichiarazione di accompagnamento, in cerca di ogni possibile suggerimento sulla tempistica del primo rialzo dei tassi. Come ricordato nelle dichiarazioni precedenti, un allargamento del range obiettivo per i Fed fund rimane improbabile alla riunione di aprile. Pertanto, non si attende alcuna variazione sostanziale nella dichiarazione al termine della riunione. Il Comitato potrebbe semplicemente ribadire che la crescita globale è lievemente rallentata e che continuerà a valutare i progressi verso la piena occupazione e la stabilità dei prezzi. Le riunioni delle altre banche centrali includono la svedese Riksbank, sempre mercoledì prossimo, mentre giovedì, la Banca del Giappone e la Reserve Bank of New Zealand (RBNZ). Si presume che la Svezia continui con le misure di allentamento, e la maggioranza degli analisti si aspetta un taglio; le stime variano dal -0,35% al -0,5% (tasso corrente: -0,25%). È improbabile che la BoJ attui cambiamenti, ma la riunione di questa settimana prevede le nuove previsioni di lungo periodo nella proiezione semestrale. Qualora il documento dovesse prevedere che ci vorrà più tempo per tornare al 2% di inflazione, il Comitato potrebbe utilizzare questa conclusione per innescare un aumento dello stimolo, che, probabilmente, avrebbe conseguenze negative su JPY. Per quanto riguarda RBNZ, sebbene la banca centrale neozelandese abbia recentemente segnalato uno spostamento verso una polarizzazione di allentamento, il mercato non si aspetta che la riunione di questa settimana apporti delle variazioni. E neanche noi.
  • Altri indicatori importanti Domani, nel Regno Unito, sarà pubblicata la prima stima per il Pil T1. Si prevede che il tasso di crescita subisca un lieve calo, nonostante i dati della produzione industriale siano stati fortemente positivi sia a gennaio sia a febbraio. Nella giornata di mercoledì, verrà pubblicato l’indice dei prezzi al consumo tedesco per il mese di marzo. A seguito dell’introduzione del programma di quantitative easing della Bce, i risultati dell’inflazione non colpiranno il mercato tanto quanto prima. Negli Stati Uniti, ci si aspetta che la prima stima del Pil T1 mostri come l’economia degli Usa abbia registrato un’espansione dell’1,0% su base trimestrale a un tasso aggiustato stagionalmente, un rimo inferiore al 2,2% di T3 nel 2014, secondo Bloomberg.  Tuttavia, come prima ricordato, molti economisti hanno aggiustato le loro previsioni, cosicché i dati di consensus pubblicati potrebbero non corrispondere al sentiment attuale. Verrà pubblicata la prima stima dell’indice centrale dei consumi individuali, misura dell’inflazione adottata dalla Fed. Una lettura debole potrebbe avere effetti negativi su USD. Nella giornata di venerdì, durante la sessione asiatica, verra pubblicata la solita serie di dati di fine mese del Giappone, incluso l’indice dei prezzi al consumo nazionale per il mese di marzo e l’indice dei prezzi al consumo di Tokyo per il mese di aprile. La reazione del mercato a questi dati potrebbe, come al solito, essere minima.


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La coppia EUR/USD si muove leggermente in rialzo

  • Nella giornata di venerdì, la coppia EUR/USD si è mossa lievemente in rialzo, ma ha incontrato resistenza intorno a quota 1,0890 (R1). Sebbene il cambio venga ancora scambiato al di sotto del margine inferiore del canale ascendente di breve periodo, il movimento di venerdì ha confermato un prossimo massimo crescente e, pertanto, a nostro parere, lo scenario è rialzista. Un netto moviemnto al di sopra di 1,0890 (R1) potrebbe colpire il nuovo livello 1,0965 (R2). Tuttavia, gli oscillatori di breve periodo provano che un leggero ripiegamento potrebbe verificarsi prima del prossimo apprezzamento. L’RSI ha, infatti, incontrato resistenza sui 70 punti e ha virato verso il basso, mentre il MACD mostra segni di topping e potrebbe presto muoversi al di sotto dell’innesco. Per quanto riguarda il quadro generale, la coppia EUR/USD viene ancora negoziata al di sotto di entrambe le medie mobili. Tuttavia, una netta chiusura al di sotto di 1,0460 è necessaria al fine di confermare un prossimo minimo decrescente e avviare la ripresa della generale tendenza al ribasso. Dall’altra parte, quota 1,1045 potrebbe segnalare il completamento di un doppio minimo e preparare il campo per più ampie espansioni rialziste.
  • Supporto: 1,0785 (S1), 1,0730 (S2), 1,0660 (S3)
  • Resistenza: 1,0890 (R1), 1,0965 (R2), 1,1045 (R3)

 La coppia AUD/USD raggiunge la resistenza 0,7840

  • La coppia AUD/USD ha continuato a essere negoziata in rialzo ed è riuscita a raggiungere la resistenza 0,7840 (R1), marcata dal picco del 17 aprile. Questa mossa conferma che, a seguito del completamento del doppio minimo, la polarizzazione di breve periodo della coppia è positiva. Una possibile rottura al di sopra di 0,7840 (R1) potrebbe espandere la mossa rialzista e colpire il successivo livello 0,7880 (R2). Entrambi gli oscillatori si trovano al di sopra delle rispettive linee di supporto, sostenendo la prospettiva di breve periodo. Inoltre, il MACD è al di sopra sia della linea di segnale sia di quella dello zero, in tal modo indicando un momentum rialzista. Tuttavia, l’RSI ha virato verso il basso, dandoci motivo di stare attenti a un lieve ripiegamento prima del prossimo movimento rialzista. Sebbene crediamo che sperimenteremo ulteriori espansioni al rialzo nel prossimo futuro, per quanto concerne la prospettiva generale, consigliamo di mantenere un atteggiamento neutrale. Il cambio viene ancora negoziato tra 0,7550 e 0,7900, range in cui si trova dalla fine di gennaio. Vi è, inoltre, divergenza positiva tra gli indicatori di momentum giornalieri e l’azione del prezzo.
  • Supporto: 0,7800 (S1), 0,7765 (S2), 0,7725 (S3)
  • Resistenza: 0,7840 (R1), 0,7880 (R2), 0,7900 (R3)

La coppia GBP/JPY rimane ancora all’interno di un canale positivo

  • Nel corso della giornata di venerdì, la coppia GBP/JPY si è mossa in rialzo ed è riuscita a incontrare resistenza a quota 181,00 (R1), marcata dal picco del 18 marzo. La coppia viene ancora scambiata all’interno di un canale ascendente di breve periodo e, a nostro parere, ciò mantiene la figura di breve periodo positiva. Un movimento al di sopra di 181,00 potrebbe preparare il campo per un test a 181,75 (R2). Tuttavia, osservando gli oscillatori, consigliamo di prestare attenzione a che un ripiegamento possa manifestarsi prima che i compratori riprendano l’iniziativa. L’RSI è calato dopo aver incontrato resistenza poco al di sopra dei 70 punti, mentre il MACD ha mostrato segnali di topping ed è sceso al di sotto della linea di segnale. Vi è, inoltre, divergenza negativa tra entrambi questi indicatori e l’azione del prezzo. Sul grafico giornaliero il cambio è tornato al di sopra di entrambe le medie mobili e ciò sostiene la continuazione della tendenza di breve periodo al rialzo. Questa conclusione è rafforzata dagli oscillatori giornalieri. L’RSI ha continuato a muoversi verso l’alto dopo aver superato i 50 punti, mentre il MACD, già al di sopra della linea di segnale, ha appena oltrepassato la linea zero.
  • Supporto: 180,00 (S1), 179,30 (S2), 178,50 (S3)
  • Resistenza: 181,00 (R1), 181,75 (R2), 183,00 (R3)

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 L’oro trova supporto a 1175

  • Nella giornata di venerdì, l’oro ha subito un deprezzamento, ha trovato supporto a 1175 (S1) e poi ha sperimentato un leggero rimbalzo. Fintantoché il metallo prezioso viene scambiato all’interno del canale discendente evidenziato in nero sul grafico, a nostro parere, il quadro di breve periodo rimane negativo. Gli oscillatori si trovano al di sotto dei rispettivi livelli di resistenza, confermando questa predizione. Tuttavia, l’RSI è rimbalzato dai 30 punti e ora si dirige verso l’alto, così lasciando la porta aperta al proseguimento dell’attuale rimbalzo correttivo prima che gli orsi riprendano il controllo, forse al di sopra della resistenza 1186 (R1).  Per quanto riguarda il quadro generale, il prezzo è stato negoziato in ribasso dopo aver colpito il livello di ritracciamento del 50% del deprezzamento registrato tra il 22 gennaio e il 17 marzo. Ciò ci porta a continuare a credere che la ripresa del 17 marzo – 6 aprile sia stata solo una correzione e che, nel prossimo futuro, continueremo a osservare l’oro venire negoziato al ribasso.
  • Supporto: 1175 (S1), 1165 (S2), 1150 (S3)
  • Resistenza: 1186 (R1), 1197 (R2), 1210 (R3)

Calo del WTI, che trova supporto a 56,55

  • Durante la giornata di venerdì, il WTI è stato negoziato in ribasso. Il WTI è sceso al di sotto di 57,35 (R1) e ha trovato supporto a 56,55 (S1). In seguito, il WTI è rimbalzato a testare l’area 57,35 (R1) come resistenza. Dato che l’attività di cui sopra ha formato un massimo decrescente sul grafico a 1 ora, ci aspettiamo che il prossimo movimento sia negativo. È, infatti, probabile che un netto calo al di sotto di 56,55 (S1)  avvi espansioni verso il successivo supporto 55,75 (S2). Dando uno sguardo ai nostri studi di momentum, notiamo che l’RSI ha incontrato resistenza sui 50 punti, mentre il MACD, già al di sotto della linea di segnale, ha ottenuto segno negativo. Tre segnali rafforzano, dunque, la nostra opinione sulla probabilità che il prossimo movimento sia al ribasso. Tuttavia, sul grafico giornaliero, continuiamo a notare una prospettiva di medio termine positiva. La rottura al di sopra di 55,00 in data 14 aprile ha, infatti, segnalato iI completamento di una figura a doppio minimo, il che potrebbe avere ampie conseguenze rialziste nel prossimo futuro. Pertanto, almeno per il momento. consigliamo di considerare ogni ulteriore espansione in ribasso come una correzione.
  • Supporto: 56,55 (S1), 55,75 (S2), 55,00 (S3)
  • Resistenza: 57,35 (R1) 58,00 (R2), 58,80 (R3)

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