Analisi Economica 30 Aprile 2014


30 aprile 2015

Analisi economica e Segnali di Trading

Il quadro generlae

  • Negli Usa, il debole risultato del Pil è stato seguito da una dichiarazione del Fomc dai toni contraddittori = USD più debole, al momento Ora, il mercato presterà più attenzione alla Fed di Atlanta! La previsione del Pil T1 basata sul consensus del mercato vedeva un +1,0% su base trimestrale a un tasso annuale aggiustato stagionalmente, con stime che andavano dall’invariato al +1,5%. Al contempo, la previsione della Fed di Atlanta vedeva il dato in crescita dello +0,1%. Alla fine il risultato è stato un +0,2%, inferiore a quanto stimato da tutti i 76 economisti, tranne quattro. Anche questa debole crescita è stata causata da un aumento delle scorte più elevato del previsto, che rende rischiosa una correzione in T2. Il tempo e lo sciopero dei porti sono stati pesi che hanno trascinato la crescita temporaneamente verso il basso, ma paiono aver giocato solo una piccola parte della storia.
  • La dichiarazione del Fomc non ha provato a far buon viso a cattivo gioco, dopo la pubblicazione dei dati sul Pil. Il documento ha riportato, infatti, che “la crescita economica è rallentata durante i mesi invernali, in parte riflettendo fattori transitori.” Una simile affermazione non è stata per nulla ottimista quanto la dichiarazione resa nell’aprile scorso, ove il Comitato sosteneva che “la crescita dell’attività economica è recentemente aumentata, dopo aver notevolmente rallentato durante l’inverno, in parte a causa di condizioni meteorologiche avverse.” La dichiarazione registrava, quindi, diversi modi in cui gli indicatori non erano aumentati: il numero dei nuovi posti di lavoro si è moderato, il sottoutilizzo delle risorse del lavoro è variato di poco, l’aumento della spesa delle famiglie è diminuito, nonostante il forte aumento dei redditi reali; l’investimento delle imprese si è “ammorbidito” etc. La descrizione dell’inflazione aveva, inoltre, toni più da colomba; il Comitato sosteneva, infatti, che l’inflazione era inferiore all’obiettivo soltanto “parzialmente”, invece che “ampiamente”, a causa di “precedenti diminuzioni dei prezzi dell’energia”. Il Fomc ha aggiunto tra le cause “la diminuzione dei prezzi delle importazioni non legate all’energia”, probabilmente riferendosi all’impatto di un dollaro forte sul prezzo dei beni di importazione.
  • Tuttavia, la maggior parte delle variazioni ha interessato il primo paragrafo, che descrive l’attuale stato delle cose, Il resto della dichiarazione, che descrive le apsettative e le intezioni del Fomc, è praticamente rimasto invariato. La dichiarazione di marzo ha, inoltre, riportato che un aumento dei tassi era “improbabile” ad aprile, ma questo documento non ha fornito in alcun modo indicazioni sui tassi dipendenti dal tempo. Questa è la prima volta in diversi anni in cui manca un tale indirizzo basato sul calendario. Da ora in avanti il mercato dovrà capire, incontro dopo incontro, se il Fomc “abbia previsto un ulteriore miglioramento nel mercato del lavoro e sia ragionevolmente sicuro che l’inflazione ritorni all’obiettivo del 2% nel medio periodo.” In teoria, un tale sviluppo lascia al Fomc la possibilità di innalzare i tassi al più presto nel mese di giugno, sebbene paia improbabile. Di conseguenza, dopo la dichiarazione, le aspettative sul tasso dei Fed fund sono aumentate, con il tasso di interesse implicito nel contratto del marzo 2018 che guadagna 4 punti base. Ci aspettiamo che dopo l’esaurimento dell’azione iniziale, si avvii la reazione, poiché gli agenti capiranno che il Fomc è ancora intenzionato ad aumentare i tassi – il Comitato sta, infatti, pensando solamente al quando, non al se. Conseguentemente, la divergenza di politica monetaria, che ha guidato il mercato FX, è ancora in gioco e USD dovrebbe ricominciare a muoversi in rialzo.
  • La Banca del Giappone non muta opinione neanche quando rivede la previsione al ribasso La Banca del Giappone non ha apportato variazioni al programma di Qe, nonostante abbia rivisto al ribasso la previsione di inflazione. Ora, la Banca considera, infatti, che l’inflazione raggiungerà l’obiettivo del 2% “all’incirca nella prima metà dell’anno fiscale 2016, assumendo un aumento modesto dei prezzi del greggio dal recente livello.” Precedentemente, la Banca del Giappone aveva previsto di raggiungere il suo obiettivo “nel corso o all’incirca durante l’anno fiscale 2015.” (In Giappone, l’anno fiscale ha inizio in aprile: pertanto, l’anno fiscale 2015 va dall’aprile 2015 al marzo 2016 e l’anno fiscale 2016 va dall’aprile 2016 al marzo 2017.) Dando la colpa della bassa inflazione al petrolio, la Banca del Giappone può tentare di sfuggire alle proprie responsabilità, nonostante il fatto che l’inflazione centrale, che esclude generi alimentari ed energia, sia essa stessa intorno allo zero, tenuto conto dell’aumento della tassa sui consumi. A ogni modo, come abbiamo scritto ieri, ci aspettiamo che la banca centrale nipponica attenda almeno fino a luglio, prima di prendere ulteriori misure. Allora, dovrebbero, infatti, essere noti i risultati delle contrattazioni sui salari e i membri del Comitato per la politica monetaria dovrebbero aver nuovamente rivisto le proprie previsioni. Ottobre, quando verrà pubblicato il prossimo rapporto ufficiale sulla prospettiva, rimane il mese migliore per il mercato.
  • La RBNZ assume toni da colomba Al contempo, la Reserve Bank of New Zealand (Rbnz), la prima banca centrale di un paese sviluppato ad aumentare i tassi nel corso di questo ciclo, ha assunto toni da colomba. La banca ha cancellato il passaggio del mese scorso circa “un periodo di stabilità del tasso ufficiale di sconto” e riguardo “futuri aggiustamenti del tasso di interesse, al rialzo o al ribasso…” Al contrario, la banca centrale neozelandese si è limitata ad affermare che “sarebbe opportuno diminuire il tasso ufficiale di sconto qualora la domanda si riducesse e l’azione dei prezzi e salari raggiungesse livelli inferiori di quanto sia coerente con l’obiettivo di inflazione.” In altre parole, non viene più fatta menzione alcuna della condizioni per innalzare i tassi, ma ci si riferisce soltanto alla loro diminuzione. Al solito, la Rbnz ha ribadito il suo dispiacere per il valore di NZD. Deve, infine, aggiungersi al quadro negativo della valuta il taglio delle previsioni sui rendimenti del latte per la stagione corrente, operato da Fonterra a fronte di un eccesso di offerta.
  • NZD si è, infatti, considerevolmente indebolito – unica delle valute G10 a deprezzarsi rispetto al dollaro nelle ultime 24 ore. Il ribasso pare avere momentum e ci aspettiamo che NZD continui a deprezzarsi. Tuttavia, nel medio periodo, non vi sono indicazioni circa la capacità dell’economia neozelandese soddisfi le condizioni poste dalla Rbnz per un ulteriore allentamento della politica monetaria. Al contrario, la maggior parte degli indicatori rimane robusta. Pertanto, non crediamo che la tendenza al ribasso continui indefinitamente. Consigliamo, dunque, di tenere d’occhio i dati tecnici per decidere il momento opportuno di tornare a prendere posizioni short sulla coppia AUD/NZD.
  • Aggiornamento dalla Grecia Secondo la stampa greca, nella giornata di oggi, una squadra rinforzata del governo ellenico riprenderà i negoziati con i creditori a Bruxelles. Si dice che la Grecia potrebbe avanzare nuove proposte che potrebbero includere riforme del settore pubblico e del sistema fiscale, ma non delle pensioni, né del mercato del lavoro, che rappresentano i principali temi di disaccordo. Si dice, infatti, che un funzionario del governo greco abbia dichiarato che le “linee rosse” indicate dall’esecutivo non verranno toccate. Ciò implica che non vi sarà un accordo. Continua, dunque, la marcia verso il disastro.
  • I fatti del giorno Nel corso della sessione europea, vengono pubblicati la versione flash dell’indice dei prezzi al consumo per il mese di aprile e il tasso di disoccupazione di marzo dell’Eurozona. L’aumento del tasso di inflazione in Germania, registrato nella giornata di ieri, ha aumentato la probabilità che l’area dell’euro possa uscire dal suo territorio deflattivo. Un simile sviluppo potrebbe avere effetti positivi su EUR. Tuttavia, dopo l’introduzione del programma di Qe da parte della Bce, l’impatto dell’indice dei prezzi al consumo su EUR non è più tanto forte quanto prima, Pertanto, la reazione dei mercati potrebbe essere limitata. In Germania, vengono, infine, pubblicati i dati sulle vendite al dettaglio per il mese di marzo (un deludente -2,3%) per il mese di marzo e il tasso di disoccupazione di aprile.
  • In Norvegia, si attende che il tasso di disoccupazione Aku di febbraio mostri un leggero incremento. Il tasso ufficiale di disoccupazione dello stesso mese ha registrato, infatti, una lieve diminuzione: pertanto, potremmo notare una sorpresa nei risultati del tasso Aku. Un simile sviluppo potrebbe rafforzare NOK.
  • In Canada, ci si aspetta un calo del tasso mensile del Pil per febbraio, di una percentuale pari a quella del mese precedente. Si prevede che un tale esito provochi un rallentamento del tasso annuale di crescita, con effetti negativi su CAD.
  • Negli Usa, vengono diffusi i dati sui redditi e la spesa individuale. Ci si aspetta che i redditi individuali subiscano una leggera flessione, mentre si ritiene che la spesa individuale sia aumentata rispetto al mese precedente. Verranno, inoltre, pubblicati il deflatore nazionale delle spese individuali per i consumi (Pce) su base annua e il Pce centrale. Il primo dovrebbe sperimentare un lieve aumento, mentre il secondo dovrebbe rimanere invariato.
  • Ci si aspetta che l’indice del costo del lavoro (Eci) per T1, un indicatore seguito da vicino che riflette quanto imprese e pubblica amministrazione paghino i loro dipendenti in salari e benefici, sperimenti un lieve aumento rispetto a T3. Un simile esito potrebbe andare ad aggiungersi all’opinione della Fed, secondo cui il mercato del lavoro continua a migliorare e la banca centrale Usa è prossima a completare il proprio mandato. Il rischio per l’indicatore pare, infatti, essere al rialzo a causa degli effetti base annuali. All’inizio della settimana, l’Ufficio nazionale di statistica (Bls) ha pubblicato la revisione annuale dei dati da cinque anni a oggi, incorporando fattori stagionali aggiornati. ( http://www.bls.gov/ncs/ect/sp/ecisf5yr.pdf ). Tuttavia, la revisione continua a mostrare dati bassi per T1 nel 2014. Data l’incertezza circa la tendenza sottostante in quella che è una serie piuttosto erratica, il risultato potrebbe riservare sorprese significative.  Un forte aumento dell’Eci potrebbe tendere a far sentire i membri della Fed più sicuri delle loro previsioni di inflazione. In ogni caso, la presidente Yellen ha dichiarato che l’aumento dei salari e l’inflazione dei prezzi non sono precondizioni per l’innalzamento dei tassi.
  • Verranno, infine, pubblicati le richieste iniziali di sussidio di disoccupazione e l’indice dei direttori agli acquisti di Chicago per il mese di aprile.
  • Per quanto concerne gli speaker, interviene Daniel Tarullo, governatore della Fed.

 

La coppia EUR/USD si muove in rialzo al di sopra di 1,1045

  • Ieri, la coppia EUR/USD si è mossa in rialzo a seguito del rapporto sorprendentemente debole sul Pil Usa sul Pil T1. Il cambio ha rotto al di sopra della resistenza (ora supporto) 1,1045 (S1)  e ha incontrato resistenza presso 1,1180 (R1). In seguito, la coppia ha subito un leggero ripiegamento. A nostro parere, la polarizzazione di breve periodo rimane, quindi, positiva. Crediamo, infatti, che un netto movimento al di sopra di 1,1180 (R1) potrebbe preparare il campo per espansioni verso il prossimo livello critico di resistenza 1,1260 (R2). Tuttavia, tenendo a mente che l’RSI ha mostrato segnali di topping all’interno del proprio territorio di ipervenduto, consigliamo di prestare attenzione a che un ulteriore ripiegamento possa manifestarsi prima che i ,tori riprendano l’iniziativa. Sul grafico giornaliero, la rottura al di sopra di 1,1045 (S1) ha segnalato il completamento di una possibile formazione a doppio minimo, esito che potrebbe comportare ampie espansioni rialziste.
  • Supporto: 1,1045 (S1), 1,0990 (S2), 1,0910 (S3)
  • Resistenza: 1,1180 (R1), 1,1260 (R2), 1,1375 (R3)

La coppia GBP/USD tocca 1,5500

  • Ieri, la coppia GBP/USD ha continuato a muovesi in rialzo, rompendo al di sopra della resistenza (ora supporto) 1,5400 (S1) e raggiungendo il livello psicologico 1,5500 (R1). Sul grafico a 4 ore, la struttura del prezzo rimane a massimi e minimi crescenti al di sopra della linea al rialzo di breve periodo, evidenziata in nero. Pertanto, crediamo che la polarizzazione di breve periodo sia al rialzo. Una netta rottura al di sopra del livello chiave 1,5500 (R1) potrebbe, dunque, testare la successiva resistenza 1,5550 (R2). Una mossa al di sopra di questo livello potrebbe, inoltre, aprire la strada per quota 1,5620 (R3). Tuttavia, dando uno sguardo agli oscillatori di breve periodo, consigliamo di considerare con attenzione che un possibile ripiegamento si verifichi prima che i tori prevalgano ancora una volta. L’RSI dà, infatti, segnali che potrebbe uscire dal territorio di ipervenduto nel prossimo futuro, mentre il MACD ha mostrato segni di topping e potrebbe presto muoversi al di sotto dell’innesco. Sul grafico giornaliero, il Cable viene negoziato ben al di sopra della media mobile esponenziale a 80 giorni e, a nostro parere, ciò dipinge un quadro di medio periodo positivo.
  • Supporto:  1,5400 (S1), 1,5330 (S2), 1,5260 (S3)
  • Resistenza: 1,5500 (R1), 1,5550 (R2), 1,5620 (R3)

 

La coppia USD/CAD innesca alcuni ordini di acquisto poco al di sotto di 1,2000

  • La coppia USD/CAD ha continuato a muoversi in ribasso, ha rotto il livello psicologico 1,2000 (S1), ma ha innescato alcuni ordini di acquisto al di sotto di questa quota chiave. Sebbene la prospettiva di breve appaia ancora in qualche misura negativa, ci aspettiamo che la prossima mossa sia positiva. Ciò perché notiamo divergenza positiva tra entrambi gli oscillatori di breve periodo e l’azione del prezzo. Inoltre, l’RSI è uscito dal suo territorio di ipervenduto e sta puntando verso l’alto, mentre il MACD ha mostrato segni di bottoming e pare pronto a muoversi presto al di sopra della linea di segnale.  Inoltre, sul grafico giornaliero, il cambio viene negoziato vicino la linea di tendenza ascendente che risale all’11 luglio. A nostro parere, una chiusura giornaliera al di sotto di questa linea di tendenza ascendente è necessaria a renderci sicuri dal fatto che  ulteriori ribassi possano essere prossimi. In più, l’area psicologica 1,2000 (S1) coincide con il livello di ritracciamento del  38,2% del rialzo di lungo periodo registrato tra luglio e marzo, e anche con il livello dell’espansione del 200% del massimo della gamma di negoziazione in cui la coppia USD/CAD è stata scambiata dal 22 gennaio e il 15 aprile.
  • Supporto: 1,2000 (S1), 1,1940 (S2), 1,1800 (S3)
  • Resistenza: 1,2085 (R1), 1,2215 (R2), 1,2300 (R3)

Ripiegamento dell’oro

  • L’oro si è ritirato dopo aver incontrato resistenza a 1215 (R1). Tuttavia, il metallo dorato viene ancora negoziato al di sopra del margine superiore del canale discendente di breve periodo: pertanto, il quadro rimane, in qualche misura, positivo. Una netta rottura al di sopra di 1215 (R1) potrebbe, probabilmente, preparare il campo per espansioni verso la successiva resistenza 1224 (R2), marcata dal picco del 6 aprile. L’RSI continua infatti a calare dopo aver colpito i 70 punti, mentre il MACD ha mostrato segnali di topping ed è sceso al di sotto della linea di segnale. Tali segni di momentum ci portano a credere che il ripiegamento potrebbe continuare ancora per qualche tempo, forse a testare quota 1197 (S1), ora come supporto. Per quanto riguarda il quadro generale, i rialzi di lunedì e martedì scorsi pongono in discussione la nostra opinione, secondo cui l’oro potrebbe muoversi in ribasso nel prossimo futuro. Di conseguenza consigliamo di tenersi ai margini per quanto riguarda il quadro generale. Una netta chiusura al di sopra di 1224 (R2) potrebbe segnalare il completamento di una formazione a testa e spalle rovesciata e, forse, comportare, più ampie implicazioni rialziste.
  • Supporto: 1197 (S1), 1186 (S2), 1175 (S3)
  • Resistenza: 1215 (R1), 1224 (R2), 1235 (R3)

Il WTI si muove in rialzo e colpisce 59.30

  • Ieri, il WTI si è mosso in rialzo, rompendo tre resistenze di seguito per arrestarsi a circa 59.30 (R1), prima di scivolare per fermarsi sul supporto 58.40 (S1). La mossa di ieri ha, dunque, spostato la polarizzazione nuovamente al rialzo: pertanto, ci aspettiamo che i tori approfittino del ripiegamento e mirino al livello psicologico 60.00 (R2). Tuttavia, i nostri studi orari di momentum mostrano segni di debolezza. Il ripiegamento potrebbe, quindi, continuare ancora per qualche tempo prima del prossimo apprezzamento. L’RSI sul grafico orario è uscito dal territorio di ipervenduto e si è arrestato fermamente al di sotto dei 70 punti, mentre il MACD orario ha mostrato segnali di topping e potrebbe presto calare al di sotto della linea di segnale. Sul grafico giornaliero, continuiamo a notare una prospettiva di medio termine positiva., La rottura al di sopra di 55,00, in data 14 aprile, ha, infatti, segnalato il completamento di una formazione a doppio minimo, sviluppo che potrebbe avere ampie implicazioni rialziste nel prossimo futuro.
  • Supporto: 58.40 (S1), 57.85 (S2), 57.35 (S3)
  • Resistenza: 59.30 (R1) 60.00 (R2), 60.50 (R3)

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