Segnali di Trading 15 Maggio 2015

Segnali di Trading – 15 maggio 2015

Il quadro generale

  • Con un modesto indice dei prezzi alla produzione che supera la caduta dei sussidi di disoccupazione, il dollaro segue un sentiero di cambio diversificato Il più basso livello di richieste di sussidi di disoccupazione in 15 anni ha avuto scarso impatto sul dollaro. Il modesto indice dei prezzi alla produzione (Ppi)  del mese di aprile e la costante revisione al ribasso delle aspettative di crescita in T2 hanno, infatti, continuato a premere sulla curva dei rendimenti Usa a breve termine. Le aspettative sul tasso dei Fed fund stanno gradualmente spostandosi a scontare un aumento dei tassi a dicembre, invece che a settembre, sebbene le più recenti previsioni del Fomc (che risalgono a marzo) consideravano tre innalzamenti dei tassi nell’anno in corso – una bella differenza di opinione!
  • Lo svantaggio del cambio dell’Euro si restringe Con i titoli del Tesoro degli Stati Uniti in ripresa nel breve periodo e i Bund tedeschi che continuano a essere svenduti, si è ridotto il differenziale di rendimento a due anni tra i titoli di Usa e Germania (medesimo sviluppo ha caratterizzato il differenziale tra i titoli del Tesoro britannico e i loro equivalenti nipponici). Per il momento, un simile esito riduce, dunque, ulteriormente la pressione sull’euro. Con i mercati ancora caratterizzati da forti vendite allo scoperto di EUR (secondo il rapporto di Commitment of  Traders – vi invitiamo a fare attenzione alla nuova versione, che verrà pubblicata in nottata), potremmo assistere a ulteriori liquidazioni delle posizioni e guadagni in EUR.
  • Tuttavia, crediamo che il continuo miglioramento del mercato del lavoro rivesta un’importanza maggiore della modesta crescita economica. La crescita non fa, infatti, parte del mandato della Fed – come l’occupazione e l’inflazione. Le richieste di sussidio di disoccupazione, pubblicate nella giornata di ieri, sono state coerenti con l’incremento di 271mila unità che ha caratterizzato le buste paga non agricole, in base alla relazione tra le due variabili negli ultimi 5 anni (tuttavia, si deve ammettere che, in tale previsione, il margine di errore è notevole). Intanto, il recente rapporto sulle posizioni aperte e il ricambio nel mercato del lavoro (Jolts) ha mostrato ancora un altro aumento del tasso di abbandono, che misura le  interruzioni volontarie del rapporto di lavoro. Secondo la ricerca della Fed, ciò implica un ulteriore incremento dell’indice del costo del lavoro e una crescita dell’inflazione nei prossimi 12 mesi. Allo stesso tempo, le previsioni della Fed sui prezzi del petrolio, che dovrebbero causare una diminuzione soltanto momentanea dell’inflazione, paiono avverarsi con le vendite al dettaglio della benzina aumentate del 30% dai minimi di gennaio. Ciò considerato, continuiamo, dunque, a credere che un aumento dei tassi a settembre sia possibile. Un simile sviluppo rappresenterebbe una notevole sorpresa per il mercato e, probabilmente, segnerebbe una forte inversione di tendenza per il dollaro, in particolare con il presidente della Bce, Draghi, che continua a rassicurarci che la Banca Centrale Europea darà “piena esecuzione” al programma di Qe, potendo anche espanderlo nel caso in cui l’inflazione non dovesse aumentare.
  • NZD, AUD si indeboliscono agli aggiornamenti sulle materie prime locali Nelle ultime 24 ore, NZD e AUD hanno registrato le perdite maggiore. NZD si è mosso notevolmente in ribasso dopo che Fonterra Cooperative Group, il maggiore esportatore di latte della Nuova Zelanda, ha tagliato le sue aspettative sul volume totale di latte in polvere dei prossimi 12  Aud si è, invece, deprezzato a seguito delle dichiarazioni di una compagnia minerari, che ha affermato di riprendere la produzione del minerale di ferro ora che il prezzo è aumentato. A ogni modo, ci aspettiamo che la crescita cinese rallenti ulteriormente e che queste due valute rimangano deboli, in particolare AUD.
  • In Giappone, l’indice dei prezzi alla produzione è nuovamente negativo Dopo due anni di crescita positiva su base annuale, ad aprile, l’indice dei prezzi alla produzione del Giappone è diminuito drasticamente, con l’aumento della tassa sui consumi dell’aprile 2014 che non viene più considerato nella comparazione. Diviene, dunque, chiaro come in Giappone la deflazione non sia per nulla stata sconfitta (sebbene, come è possibile notare dal grafico, l’indice dei prezzi alla produzione sia di gran lunga meno volatile dell’indice dei prezzi al consumo). È, quindi, probabile che, più avanti nel corso dell’anno, la Banca del Giappone dovrà aumentare il suo programma di stimolo. Ottobre rappresenta il mese preferito dal mercato. Tuttavia, va notato come le misure delle banche centrali stiano avendo sempre meno effetto. L’euro è tornato ai livelli precedenti all’avvio del quantitative easing da parte della Bce a gennaio, mentre la coppia AUD/USD si è apprezzata rispetto al duplice taglio dei tassi di interesse deciso dalla Reserve Bank of Australia. Acquistare ancor più azioni e obbligazioni servirà a qualcosa per lo yen? L’impatto marginale sta diminuendo.
  • Forte aumento dei prezzi del grano Sul mercato delle materie prime, i prezzi del grano hanno registrato l’aumento più alto degli ultimi quattro anni a causa delle cattive condizioni meteorologiche, del dollaro più debole e delle coperture a breve.
  • I fatti del giorno Oggi è un altro giorno relativamente privo di eventi rilevanti. Durante la sessione europea, non verranno, infatti, pubblicati dati di particolare importanza.
  • Negli Usa, si aspetta che l’indice Empire State mostri, nel mese di maggio, un miglioramento delle condizioni di impresa per il settore manifatturiero dello Stato di New York. La produzione industriale degli Usa per il mese di aprile dovrebbe essere, invece, rimasta invariata dopo la caduta di marzo. Un rimbalzo della produzione industriale è, tuttavia, necessario al rafforzamento del dollaro. La versione preliminare dell’indice sul sentimento dei consumatori, elaborata dall’Università del Michigan per il mese di maggio, dovrebbe segnare un leggero aumento rispetto al mese precedente. Verranno, infine, pubblicate le indagini sulle aspetattive di infalzione a un anno e da 5 a 10 anni.

 EUR/USD hits 1.1445

segnali di trading

  • Ieri, la coppia EUR/USD si è mossa in rialzo, rompendo al di sopra del supporto 1,1375 (S1) e incontrando la successiva resistenza a 1,1445 (R1), segnata dai picchi del 13, 17 e 19 febbraio. Questo movimento ha, dunque, confermato, un prossimo massimo crescente sul grafico a 4 ore ha mantenuto intatta la tendenza al rialzo di breve periodo. Crediamo, quindi, che un netto movimento al di sopra di 1,1445 (R1) potrebbe aprire la strada verso il livello psicologico 1,1500 (R2). Tuttavia, osservando i nostri oscillatori di breve periodo,notiamo segnali di un pullback che potrebbe precedere il prossimo apprezzamento. L’RSI ha, infatti, incontrato resistenza sui 70 punti e ha virato verso il basso, mentre il MACD ha mostrato segni di topping e potrebbe presto muoversi al di sotto della linea di innesco. Per quanto concerne la tendenza generale, la rottura al di sopra di 1,1045 ha segnalato il completamento di una possibile formazione a doppio minimo, che potrebbe avere più ampie implicazioni rialziste.
  • Supporto: 1,1375 (S1), 1,1290 (S2), 1,1200 (S3)
  • Resistenza: 1,1445 (R1), 1,1500 (R2), 1,1540 (R3)

 

La coppia USD/JPY rimbalza da 118,90

segnali di trading

  • Ieri, la coppia USD/JPY ha trovato supporto intorno a 118,90 e ha subito un rimbalzo per essere negoziata poco al di sotto della resistenza 119,60 (R1). Una rottura al di sotto di tale quota potrebbe nuovamente testare il livello psicologico 120,00 (R2). Questa possibilità è supportata dai nostri studi di momentum. L’RSI è, infatti, rimbalzato dai 30 punti e ha virato verso l’alto, mentre il MACD ha mostrato segni di topping e potrebbe muoversi al di sopra della linea di segnale. Tuttavia, sebbene potremmo osservare il proseguimento del rimbalzo, consigliamo di considerare la prospettiva di questa coppia neutrale. Dal 20 marzo, il cambio sta, infatti, oscillando all’interno di una possibile formazione a triangolo. Sul grafico giornaliero, la coppia USD/JPY viene negoziata vicino alla media mobile a 50 giorni e ben al di sopra di quella a 200. Ciò mantiene la tendenza al rialzo in qualche modo intatta, ma vi è ancora divergenza negativa tra gli oscillatori giornalieri e l’azione del prezzo. Ciò considerato, disponiamo, dunque, di un’altra ragione per rimanere neutrali.
  • Supporto: 118,90 (S1), 118,50 (S2), 118,00 (S3)
  • Resistenza: 119,60 (R1), 120,00 (R2), 120,30 (R3)

La coppia EUR/GBP viene negoziata al di sopra di 0,7200

segnali di trading

  • Ieri, la coppia EUR/GBP è andata a consolidare lateralmente, rimanendo al di sopra del supporto 0,7200 (S1), ma al di sotto della resistenza 0,7260 (R1), che attualmente coincide con la media mobile a 200 giorni. Una rottura al di sopra di tale livello è necessaria per innescare ulteriori estensioni al rialzo e, forse, per aprire la strada verso un altro test a 0,7300 (R2). L’RSI rimane al di sopra dei 50 punti, ma si muove lateralmente, mentre il MACD si trova al di sopra dell’innesco ed è diretto verso la linea zero. Tali segnali di momentum rafforzano, in qualche modo, la possibilità che la coppia EUR/GBP possa muoversi in rialzo nel breve periodo. Sul grafico giornaliero, i recenti deprezzamenti hanno posto in dubbio il completamento di una mancata figura a minimo intermedio. Pertanto, consigliamo di mantenersi neutrali per quanto concerne il sentiero generale del cambio EUR/GBP.
  • Supporto: 0,7200 (S1), 0,7150 (S2), 0,7115 (S3)
  • Resistenza: 0,7260 (R1), 0,7300 (R2), 0,7330 (R3)

L’oro incontra resistenza intorno a 1225

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  • Ieri, l’oro ha continuato a muoversi in rialzo. Il metallo dorato ha rotto al di sopra della resistenza (ora supporto) 1215 (S1), ma ha incontrato resistenza al poco al di sopra di 1225 (R1) e, successivamente, si è in qualche misura ritirato. Una netta rottura al di sopra di 1225 (R1) potrebbe estende la mossa positiva e, forse, colpire la resistenza successiva 1234 (R2), segnata dal picco del 17 febbraio. Tuttavia, i nostri indicatori di momentum provano che una ritirata potrebbe continuare prima che i tori riprendano il controllo. L’RSI ha, infatti, mostrato segni di topping all’interno della sua area di ipervenduto e ora pare pronto a scendere al di sotto dei 70 punti. Il MACD ha dato, altresì, segni di topping e potrebbe presto muoversi al di sotto della linea di segnale. Sul grafico giornaliero, una netta chiusura al di sopra di 1225 (R1), che coincide con il ritracciamento del 50% del ribasso registrato tra il 22 gennaio e il 17 marzo, è, infine, necessaria per virare la polarizzazione di medio periodo verso l’alto. Per il momento, consigliamo, dunque, di mantenersi neutrali per quanto concerne la tendenza di lungo periodo.
  • Supporto: 1215 (S1), 1207 (S2), 1200 (S3)
  • Resistenza: 1225 (R1), 1234 (R2), 1245 (R3)

 

Il WTI cala al di sotto di 60,00

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  • Ieri, il WTI ha continuato a muoversi in ribasso, scendendo al di sotto del livello psicologico 60,00 (R1). A nostro parere, la mossa al di sotto di questa quota chiave rende negativa la prospettiva di breve periodo. Pertanto, consigliamo di attendere che una mossa al di sotto di 59,40 (S1) apra la strada per il prossimo supporto 58,85 (S2). Entrambi i nostri studi di momentum rimangono all’interno delle loro aree ribassiste, indicando come il momentum sia negativo. Tuttavia, entrambi puntano a consolidare lateralmente: pertanto, potremmo sperimentare un qualche consolidamento prima del prossimo ribasso. Tuttavia, sul grafico giornaliero, notiamo ancora una prospettiva di medio periodo positiva. La rottura al di sopra di 55,00 in data 14 aprile ha, infatti, segnalato il completamento di una formazione a doppio minimo, che potrebbe avere più ampie conseguenze rialziste nel prossimo futuro. Tuttavia, osserviamo divergenza negativa tra entrambi i nostri oscillatori giornalieri e l’azione del prezzo. A nostro parere, ciò prova che una correzione potrebbe star per manifestarsi.
  • Supporto: 59,40 (S1), 58,85 (S2), 58,30 (S3)
  • Resistenza: 60,00 (R1) 60,75 (R2), 61,65 (R3)

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